
Tamara viene da me una volta alla settimana, e in poco più di tre ore riesce a rimettere a nuovo la nostra microcasa: lava, stira e pulisce come io non saprei mai fare e, quando glielo chiedo, è sempre felice di lasciarci qualcosa di cucinato da lei.
Alina l'ho conosciuta oggi; è piccolina, ha un gran bel sorriso e parla pochissimo l'italiano.
Tamara e Alina sono ucraine, e Alina sostituirà Tamara per cinque mesi, cinque mesi che Tamara trascorrerà in Ucraina, dove non torna da oltre due anni, con la figlia e i genitori anziani.
Oggi sono venute insieme, per il passaggio di consegne, e prima che andassero via ho chiesto a Tamara di indicarmi sull'atlante geografico il suo paese, ma è così piccolo che ha dovuto indicarmi quello più vicino: Chernivtsi.
Anche Alina ha voluto mostrarmi il suo, ancora più ad est, ancora più sperduto e lontano, Kirovohrad, o forse Kryvyi Rih, nomi impronunciabili per noi, che quasi stentiamo a credere che esistano davvero.
Guardando i nomi dei loro paesi sorridevano, ma erano due sorrisi diversi: quello di Tamara era pieno di gioia perché tra poco sarà lì, mentre quello di Alina era pieno di nostalgia, perché forse ancora non sa quando sarà lì.
Io, se ripenso ai loro sorrisi, ho le lacrime agli occhi.












