
foto di kj4040
Lassù in cima al mondo, a -38 °C, nei territori ghiacciati dell'Alaska, quelli resi famosi dal film Into the wild di Sean Penn e dalla caccia all'alce di Sarah Palin, c'è North Pole.
North Pole è un paesino di circa mille e settecento abitanti nel quale, dal 1953, è stato deciso per motivi turistici di vivere in una situazione di Natale perenne. I lampioni sono a forma di bastoncini canditi, gli addobbi natalizi rimangono per le strade tutto l'anno, persone in carne ossa indossano per lavoro il costume rosso con i bordi di pelliccia bianca e una barba bianca posticcia ed una Casa di Babbo Natale è stata costruita per la felicità dei visitatori. A questa condizione straordinaria, dove l'aggettivo straordinario non deve essere inteso per forza in maniera positiva, bisogna aggiungere, dulcis in fundo come la stella cometa sulla punta dell'albero di Natale, le orecchie da elfo, quelle che i bambini della scuola media di North Pole sono costretti ad indossare per una buona parte dell'anno per rispondere alle letterine a Babbo Natale di altri bambini: quelli di tutto il resto del mondo ai quali il sogno dell'infanzia non è ancora stato rubato.
Nel 2006 alcuni di questi bambini, tra gli undici e i tredici anni, decisero di progettare una strage nella scuola, sul modello di quella tristemente nota della Columbine di qualche anno prima, ma che fu fortunatamente sventata appena prima di essere messa in atto.
Ieri, verso mezzogiorno, ilChicco ed io siamo andati alla presentazione di un libro a fumetti (Caro Babbo Natale... di Luana Vergari e Claudio Calia) che ha deciso di narrare questa storia, non tanto come mera rappresentazione di un fatto di cronaca (che tra l'altro l'amministrazione cittadina ha cercato di nascondere sotto la neve, senza interrogarsi sulle motivazioni, eliminando gli annuari scolastici relativi al 2006), quanto piuttosto sulla presentazione della scena del crimine nei giorni che precedono la tentata strage. La realtà è desolante (i grattaevinci e la caccia al lupo sembrano essere gli unici svaghi possibili per bambini non ancora adolescenti) e gli interrogativi che ci si pone sono tanti, come quello che mi fa chiedere: perché la solitudine e la mancanza di stimoli hanno portato i protagonisti di questa storia a volersela prendere con altri bambini, vittime come loro dello stesso squallore sociale? Non sarebbe stato meglio rapire Babbo Natale e le sue renne? Ma si trattava appunto di bambini, che hanno imparato dagli adulti che le situazioni da uomini si risolvono con le armi: come con i lupi, come in Irak.












