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martedì, 25 novembre 2008

questa mattina, come tutte le mattine, mi sono svegliata intorno alle 8,15. ho dato da mangiare ad emma, mi sono lavata, vestita e ho fatto colazione seduta al tavolo in soggiorno. verso le 9,15 sono uscita, sono salita in macchina, ho percorso un tratto di via macchia di saponara e poi sono andata verso l'ufficio, all'infernetto. all'una sono uscita e sono tornata verso casa per il pranzo. via macchia di saponara era tutta una fila e arrivata all'incrocio con via tespi ho notato che quest'ultima, stranamente, era chiusa con delle strisce di plastica bianche e rosse; c'erano carabinieri, vigili urbani, tanta gente sull'aiuola centrale e in mezzo alla strada. ho pensato subito a un incidente, ma oltre alle volanti non c'erano altre auto. poi, arrivata a casa l'hosentito alla radio. mentre io uscivo di casa stamattina, poco dopo, in una delle vie parallele alla mia, la vita seguiva un altro corso, imprevisto, agghiacciante. ad un passo da casa.
sabato, 22 novembre 2008

foto di hmluker
alle isole svalbard, tra i ghiacci del mare glaciale artico, è stata inaugurata nel febbraio di quest'anno, una banca molto particolare che non ospita né denaro, né lingotti d'oro né alcun tipo di preziosi. o forse sì, preziosi lo sono davvero, perché conserva (e protegge dalla distruzione) tutti i semi del mondo: a volte il modo in cui l'uomo sfrutta il proprio intelletto è stupefacente e fa rabbia accorgersi che notizie come questa non fanno notizia.
*e del resto neanche io lo sapevo prima di vedere oggi pomeriggio un pezzo di Passaggio a Nord-Ovest di Alberto Angela in tivù!
lunedì, 17 novembre 2008

foto di kj4040
Lassù in cima al mondo, a -38 °C, nei territori ghiacciati dell'Alaska, quelli resi famosi dal film Into the wild di Sean Penn e dalla caccia all'alce di Sarah Palin, c'è North Pole. North Pole è un paesino di circa mille e settecento abitanti nel quale, dal 1953, è stato deciso per motivi turistici di vivere in una situazione di Natale perenne. I lampioni sono a forma di bastoncini canditi, gli addobbi natalizi rimangono per le strade tutto l'anno, persone in carne ossa indossano per lavoro il costume rosso con i bordi di pelliccia bianca e una barba bianca posticcia ed una Casa di Babbo Natale è stata costruita per la felicità dei visitatori. A questa condizione straordinaria, dove l'aggettivo straordinario non deve essere inteso per forza in maniera positiva, bisogna aggiungere, dulcis in fundo come la stella cometa sulla punta dell'albero di Natale, le orecchie da elfo, quelle che i bambini della scuola media di North Pole sono costretti ad indossare per una buona parte dell'anno per rispondere alle letterine a Babbo Natale di altri bambini: quelli di tutto il resto del mondo ai quali il sogno dell'infanzia non è ancora stato rubato. Nel 2006 alcuni di questi bambini, tra gli undici e i tredici anni, decisero di progettare una strage nella scuola, sul modello di quella tristemente nota della Columbine di qualche anno prima, ma che fu fortunatamente sventata appena prima di essere messa in atto. Ieri, verso mezzogiorno, ilChicco ed io siamo andati alla presentazione di un libro a fumetti (Caro Babbo Natale... di Luana Vergari e Claudio Calia) che ha deciso di narrare questa storia, non tanto come mera rappresentazione di un fatto di cronaca (che tra l'altro l'amministrazione cittadina ha cercato di nascondere sotto la neve, senza interrogarsi sulle motivazioni, eliminando gli annuari scolastici relativi al 2006), quanto piuttosto sulla presentazione della scena del crimine nei giorni che precedono la tentata strage. La realtà è desolante (i grattaevinci e la caccia al lupo sembrano essere gli unici svaghi possibili per bambini non ancora adolescenti) e gli interrogativi che ci si pone sono tanti, come quello che mi fa chiedere: perché la solitudine e la mancanza di stimoli hanno portato i protagonisti di questa storia a volersela prendere con altri bambini, vittime come loro dello stesso squallore sociale? Non sarebbe stato meglio rapire Babbo Natale e le sue renne? Ma si trattava appunto di bambini, che hanno imparato dagli adulti che le situazioni da uomini si risolvono con le armi: come con i lupi, come in Irak.
domenica, 09 novembre 2008



oggi, complice una bellissima giornata di sole, siamo andati a fare una passeggiata a san lorenzo. l'idea iniziale, completamente disattesa, era quella di andare a vedere lo studio di sten lex e lucamaleonte e poi mangiare qualcosa da said. in realtà essendo la tarda mattinata di domenica erano chiusi sia l'uno che l'altro! non ci siamo persi d'animo e ci siamo ritrovati a mangiare una buona carbonara e a fotografare stencil e murales in giro per il quartiere. san lorenzo, la domenica mattina, è un quartiere silenzioso e sonnacchioso, niente a che vedere con il punto di ritrovo di studenti e artisti che è ormai diventato da un po' di anni in qua. di tutti i locali, ristoranti e pub che affollano viuzze e piazzette durante la settimana, oggi ne erano aperti solo un terzo, ma tutto sommato è stato meglio così, ce lo siamo potuti godere completamente indisturbati. pensare che quando avevo diciotto anni era uno dei quartieri più a buon mercato, ignorato dai più e dove si andava soprattutto a bere una birra con poche lire in tasca. adesso, con qualche euro in più nel portafogli, ci si va per credere di essere al centro del mondo e cercare di fare tendenza.
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