potevo perdere l'occasione per avere anch'io il mio primo post bisestile? mi piacerebbe conoscere qualcuno nato in questo giorno, ma a parte gioacchino rossini e balthus, l'unico l'ho sentito questa mattina alla radio e mi è piaciuta molto la sua frase: "sono incerto se festeggiare gli undici anni o i miei quarantaquattro": un bel trucco per rimanere giovani!
non so se c'è un filo che unisce tutte queste cose. un film, duro e geniale, nel quale la follia umana lascia ben poche speranze per il futuro. alcuni fatti di cronaca che mi hanno lasciata senza parole per l'orrore e il dolore. è peggio morire di freddo e di fame per una caduta accidentale in una cisterna o esserci buttati dal proprio padre? è meglio essere investiti alla fermata dello scuolabus o essere uccisi dal vicino di casa? penso a queste mamme annientate dal dolore e dall'incredulità e mi chiedo come faranno a guardare l'orizzonte e a credere ancora in una vita che le costringe a sopravvivere ai propri figli. e mi rispondo che forse quelle morte insieme alle proprie creature sono state le più fortunate. e oggi, che è il compleanno della mia di mamma, pensare a questi bambini che non saranno mai vecchi mi fa immaginare un domani grigio plumbeo, come il cielo di questo pomeriggio.
solo al festival di sanremo potrà capitarti di ascoltare un cantante raccontare con enfasi ad una bionda valletta ungherese di aver cantato pochi giorni prima in russia per l'armata rossa: "perché loro hanno la festa dell'uomo!". e solo a sanremo potrai sentire una valletta ungherese, che forse ricorda i racconti della nonna sull'occupazione dei carri armati sovietici dell'armata rossa, rispondere risentita che "la festa dell'uomo è tutti i giorni".
temo che a forza di ascoltare fiorello su vivaradio2 che imita il cavaliere nano una parte di me si possa autoconvincere che in fondo è simpatico. e che qualcuno per lo stesso motivo arrivi anche a votarlo. persino.
curiosa coincidenza il fatto che nel giorno in cui un gruppo di ricercatori italiani annunci di aver fotografato il punto G, sul digitale terrestre vada in onda il film what women want. che se i signori uomini potessero soltanto ascoltare i pensieri delle signore donne, e non solo tra le lenzuola, chissà quanti orizzonti gli si aprirebbero!
il telefono che ho sulla scrivania in ufficio parla. l'ho scoperto stasera quando ho visto per la prima volta sul display una scritta che diceva "1 MSG" e una lucina rossa che lampeggiava. ho provato a spingere un paio di tasti finché una voce femminile metallizzata e anche un po' alterata mi ha detto: "hai commesso troppi errori, torna indietro". e naturalmente mi ha cancellato il messaggio. sono stata cazziata da un telefono: ma scherziamo?
cominciando dalla fine, stasera a messa c'era un metallaro, specie che ormai credevo estinta da tempo. circa 16 anni, maglietta degli iron maiden e borchie annesse, capelli incolti e barba da capretta. c'era anche una ragazzina con i moon boot ai piedi: spero si trattasse di un rientro dalla settimana bianca e non di una nuova moda adolescenziale. nonostante in questi giorni faccia veramente freddo, non più di 9 gradi, vento di tramontana e un cielo completamente terso. com'era stamattina a firenze, mentre passeggiavamo tra santa croce e piazza della signoria, tra il duomo e ponte vecchio. erano quasi 15 anni che non andavo a firenze, ed è stata una toccata e fuga sufficiente per capire che a firenze hanno un problema serio, quello dei venditori ambulanti. contro i quali io non ho niente, sia chiaro, ma vederli a ridosso dei gradini del duomo mi ha dato fastidio, è una città troppo bella e i suoi monumenti meriterebbe più rispetto. sarebbe come se a roma stazionassero dentro il colonnato di san pietro, cercando di piazzare disegni, cupoloni di gesso e finte borse di louis vuitton. toccata e fuga dicevo, perché eravamo qui. sabato mattina siamo partiti da roma, da milano e dal trentino per ritrovarci tutti quanti noi nipoti a festeggiare il compleanno di zio piero, che per i suoi 60 anni ha deciso di regalarci un meraviglioso fine settimana. un fine settimana fatto di massaggi e piscina termale, auguri e cena di compleanno, chiacchiere e famiglia, sorrisi e piano bar. coccole, per il corpo e per la mente.
quando avevo quindici anni, come mi diceva la mia mamma, ero innamorata dell'amore e come charlie brown avrei dato qualsiasi cosa per ricevere una "valentina".
con i vent'anni poi sono arrivati i baci perugina, i regali, i bigliettini e i baci, ma non le valentine.
perché le valentine non sono biglietti d'amore tra due innamorati, non solo almeno. sono biglietti d'amore per chiunque si ami: la mamma, la zia, l'insegnante di aerobica, la collega d'ufficio, l'amica del cuore.
ecco, mi sarebbe piaciuto riceverle, mi sarebbe piaciuto mandarle.
quindi domani, che l'unico appuntamento fissato per il momento è quello con la ceretta, la mia valentina è per tutte le persone che mi amano, per quelle che amo e per quelle che vorrebbero essere amate.
chiccuz tesoro, ti occupi tu dei lumi, delle candele e di tutta quella roba lì che tanto abbiamo la targa dispari e dobbiamo restare a casa?
"di canzone in canzone di casello in stazione abbiam fatto giornata era tutta da fare la luna ci ha presi e ci ha messi a dormire o a cerchiare la bocca per stupirci o fumare come se gli angeli fossero lì a dire che si e tutto possibile
buonanotte all’italia deve un po’ riposare tanto a fare la guardia c’è un bel pezzo di mare c’è il muschio ingiallito dentro questo presepio che non viene cambiato, che non viene smontato e zanzare e vampiri che la succhiano lì se lo pompano in pancia un bel sangue così buonanotte all’italia che si fa o si muore o si passa la notte a volerla comprare come se gli angeli fossero lì a dire che si e tutto possibile come se i diavoli stessero un po’ a dire di no, che son tutte favole
buonanotte all’italia che ci ha il suo bel da fare tutti i libri di storia non la fanno dormire sdraiata sul mondo con un cielo privato fra sanpietri e madonne fra progresso e peccato fra un domani che arriva ma che sembra in apnea e disegni di ieri che non vanno più via di carezza in carezza di certezza in stupore tutta questa bellezza senza navigatore come se gli angeli fossero lì a dire che si e tutto possibile come se i diavoli stessero un po’ a dire di no, che son tutte favole
buonanotte all’italia con gli sfregi nel cuore e le flebo attaccate da chi ha tutto il potere e la guarda distratto come fosse una moglie come un gioco in soffitta che gli ha tolto le voglie e una stella fa luce senza troppi perché ti costringe a vedere tutto quello che c’è buonanotte all’italia che si fa o si muore o si passa la notte a volersela fare"
tre giorni in ospedale sono un'altra vita in un mondo parallelo. non appena entri in reparto e subito dopo aver indossato il pigiamo sei già un altro. non solo per il personale dell'ospedale, ma anche per te stesso: diventi un malato. non importa se lo sei veramente, se fino ad un minuto prima ti sentivi benissimo, se devi fare solo degli accertamenti o asportare due polipi: tu sei malato. e cominci ad assumerne le sembianze: nella postura con le spalle un po' curve, nell'andatura lenta, nelle pantofole strascinate, nella carnagione pallida e nel desiderio di stare sul letto a leggere o a fare un riposino. l'unico momento in cui non ti senti troppo malato è quello dei pasti. hai fame. mangeresti un piatto di lasagne e un pollo arrosto e invece devi accontentarti di tè e fette biscottate, minestrine e purè sintetico. sempre che tu non debba essere operato, in tal caso ti aspettano un clistere e un'iniezione di antibiotico. però l'ospedale dove sei stata in fondo è un bell'ospedale, anzi è una clinica accreditata, e quindi è tutto nuovo e pulito, le pareti sono verde prato, così come le divise degli infermieri; verde prato con gli accessori, zoccoli e felpe, rosso vermiglio. i medici e gli infermieri che incontri al bar appena usciti dalla sala operatoria hanno le bandane in testa a fiorellini, pesciolini e orsetti come quelle che vedi a e.r. o a scrub in tv. le stanze sono a due letti, c'è il televisore ed è tutto molto tecnologico. un po' troppo tecnologico per te, al punto che la sera, quando tutti vanno via, ti senti sigillata dentro. ma la mattina alle 6,15 tutto questo mondo si rianima: gli infermieri ti danno il buongiorno e ti misurano la febbre o la pressione, l'ambulatorio al piano terra riapre, il bar interno tira su la saracinesca. verso le 9 arriva anche il sor mario, un vecchietto di almeno 80 anni che tutti i giorni viene a passare il suo tempo in compagnia. ha una camicia scozzese blu, un paio di pantaloni verde bottiglia scuro e un cappellino imbottito sulla testa. suona l'armonica, si mangia un cornetto o una ciambella fritta, si siede sulle panche della hall dopo avervi messo due copie del corriere della sera che vengono date in omaggio dentro l'ospedale con sopra il suo cappotto e si gode in silenzio la confusione dell'ambulatorio per qualche ora. verso mezzogiorno saluta i ragazzi del bar e se ne va. e poi vedi tante pance e se sali a piedi, passando davanti al reparto di ginecologia, senti anche piangere i neonati del nido. ogni giorno ce n'è uno nuovo, ogni giorno arriva una nuova pancia. poi, quando arriva il tuo giorno, l'ansia aumenta e le tue mani diventano due spugnette per incollare i francobolli. scendi a piedi in sala operatoria, dal 5 al piano -1, perché tu l'ascensore non lo prendi mai e non sai grazie a quale miracolo ti hanno detto di sì che va bene, che puoi scendere a piedi. poi ti siedi sul lettino e aspetti. fa un po' freddo, senti della musica provenire dalla stanza a fianco a quella dove sei tu, delle risate. è tutto molto tecnologico, un po' troppo tecnologico per te, al punto da sentirti sigillata. però tieni d'occhio l'uscita e vedi che ha la maniglia antipanico e che se proprio vuoi puoi scappare, non è sigillata. ma questa non è una paura che ti fa scappare, è una paura che ti paralizza, per cui rimani. e poi arriva l'anestesista e sei un po' più tranquilla, e poi arriva il medico e sei ancora un po' più tranquilla, e poi... e poi ti svegli e sorridi e stai già meglio. e poi sei a casa e sei felice. e poi pensi che quell'ospedale c'è tutti i giorni e che tutti i giorni c'è chi entra e c'è chi esce, c'è chi sorride e c'è chi piange, c'è chi vive e c'è chi muore.
erano un po' di giorni che avevo voglia di rivedere questo film, e così qualche sera fa ilchicco ha ricollegato il vecchio videoregistratore, io ho rispolverato la videocassetta e lo abbiamo messo su. la teoria dei sei gradi di separazione mi ha sempre affascinato e per gioco ho provato a pensare quale personaggio famoso potevo raggiungere con sei persone. non so perché ma la prima persona che mi è venuta in mente è stata berlusconi: in sole 3 mosse! adesso, a parte questa considerazione e a parte il fatto che sicuramente avrei preferito raggiungere george clooney che il nano, la coincidenza è che oggi a condor parlavano della teoria dei sei gradi di separazione, del perché non si riesca in questo modo a raggiungere bin laden e di un affascinante esperimento.
tiro su la serranda e vedo il pavimento del terrazzo bagnato di pioggia. non faccio in tempo a lamentarmi che già il sole spunta da dietro le nuvole. esco a la sento. la respiro a pieni polmoni. nell'aria c'è il suo profumo. la prima mimosa è già fiorita e il suo colore riempie gli occhi, il suo profumo inebria la mente. come una marmotta faccio capolino dalla tana perché: per la candelora! per i giorni della merla! e per il giorno della marmotta! la primavera è già tornata!